Maric. Una storia che pareva impossibile di cui sono innamorata. di Teresa D’amico

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La mia convivenza con il Maric.

Una storia che pareva impossibile

di cui sono innamorata.

Amici lettori, gente che non vedo ma che mi illudo essere numerosa e attenta, vorrei condividere con voi le ultime emozionanti esperienze che ho vissuto al seguito del Maric. Trascinata in questo movimento artistico dall’entusiasmo contagioso del suo fondatore, il maestro Vavuso, sento sempre più il desiderio di essere partecipe di ogni iniziativa e di contribuire per come posso, a creare quel qualcosa di speciale, a mettere in circolo l’arte e il sapere, motivi ispiratrici del movimento. E il desiderio devi tirarlo fuori, alimentarlo, nessuno lo fa per te. In questo momento storico che percepisco ancora confuso, condivido l’importanza di dover avvicinare la gente al mondo dell’arte. Ma capire un’opera d’arte non è una cosa immediata, non lo è ancora per me, ci vuole attenzione, capacità di osservazione, meditazione. Quando entro nei musei sono solita avvicinare con garbo, con rispetto, la bellezza, e spesso anche la bruttezza, o la meraviglia che suscita ogni oggetto esposto. Penso che stare tra le cose belle fa sentire più buoni, fa stare bene.

E allora perché non impegnarci a ricercare, e a ricreare, bellezza intorno a noi? Sono queste riflessioni che mi spingono a collaborare, e con sempre maggiore convinzione, con questo gruppo di artisti che stanno diventando sempre più amici, miei e tra di loro.

Gli ultimi eventi, dalla kermesse di palazzo Fruscione a Curti, senza dimenticare l’allestimento permanente di opere degli artisti alla tenuta San Domenico, la serata spettacolo alla casina Reale di Persano, la partecipazione a Giocaitalia 2018, la presenza al molo Azimut in una serata dedicata ai non vedenti, e, forse ancora prima di tutto questo, l’ennesima asta di beneficenza organizzata a Capezzano, sono stati appuntamenti significativi, per la raccolta fondi e per la fondamentale esperienza di arricchimento umano.

A palazzo Fruscione, tra i tanti appuntamenti interessanti in calendario, tra i quali la serata di premiazione al primo concorso nazionale di arte e letteratura dal tema “Disarmiano l’ignoranza”, lanciato dal Maric, la performance poetica è stato un momento suggestivo, breve e luminoso come il passaggio di un faro all’improvviso. Unica scena, la grande sala al buio completo, il pubblico invitato a entrare stava in piedi addossato alle pareti, al centro della sala sei scrivanie con una lampada poggiata e un poeta seduto, a turno le lampade venivano accese e il poeta leggeva la sua lirica. Il finale ci ha visti prenderci per mano, portarci in cerchio al centro della sala, uniti in un’unica declamazione, ripetuta tre volte: “come è buona e come è bella l’arte”. Versi di una poesia dedicata alla nascita del nostro movimento.

Io non so quanto tutto questo abbia reso soddisfatto il pubblico, e non so se con i nostri versi cambieremo qualcosa, so che lo faccio con piacere, che mi viene dal cuore. La poesia è una sintesi di emozioni, ed è una voce che ho dentro. Mi spiace non avere memoria fotografica di certi momenti. Urge provvedere.

E urge passare una serata alla tenuta San Domenico per visitare la sala museo che ospita quadri e sculture degli artisti del Maric. Penso, mentre scrivo, all’ennesimo lavoro di spostamento delle opere d’arte. I quadri e le sculture, come anche le attrezzature, sono tra gli oggetti più difficili da trasportare. Le altre forme di arte si mettono su disco, i danzatori si spostano da sé, l’architettura resta dov’è, i quadri invece li vediamo lì, pronti per farsi guardare, fotografare, ci interroghiamo sul senso, sulla qualità, la loro storia, li giudichiamo, ma non ci chiediamo come siano arrivati fin lì. Ve lo dico io, in un movimento come il nostro, nato da poco, che si autofinanzia e che si sta adoperando per un grande progetto di solidarietà che è la costruzione della Casa della Cultura ad Accumoli, le opere d’arte le trasportiamo noi, con l’aiuto di chi, tra di noi, è più disponibile e volenteroso. Si provvede all’imballaggio, al trasporto, al disincarto e all’esposizione sui muri, tutto fai-da-te, anche dopo il finissage.

Quando posso mi cimento in questa avventura, dare una mano dove c’è bisogno mi pare naturale. Fatico e mi diverto, perché lo faccio con animo leggero. A Persano si è realizzato il desiderio di avere una scenografia spettacolare per gli abiti che sono miei compagni di lavoro, in una serata Maric che ha visto la musica, la danza, l’arte, la poesia, la moda, il cibo, uniti in una kermesse dove il filo conduttore è stata la solidarietà, espressa attraverso le discipline che ci vedono insieme, così diversi, ma con l’unico obiettivo di comunicare bellezza e raccogliere fondi per il nostro progetto. La moda è un’arte che si indossa, non ci sono solo brutture e cattive abitudini dietro l’abito che indossiamo, c’è anche tanta fantasia e creatività, tanto colore e tante forme che abbiamo portato sul tappeto rosso nel cortile della Casina Reale. A Giocaitalia 2018 il Maric è stato ospite, versando una quota di partecipazione, nello spazio “Nord chiama Sud”.

Il maestro Vavuso ha dato visibilità ad artisti e poeti, invitandoci a comunicare la nostra arte. La manifestazione ci ha visti impegnati a Cernusco sul Naviglio per una tre giorni ricca di eventi, gare di organetti e musica classica, esposizione di progetti, presentazione di libri, un miscuglio che non mi ha entusiasmato molto. Ci sono argomenti che hanno bisogno di atmosfera diversa per essere rappresentati. Questa esperienza mi ha vista poco partecipe pur essendo stata presente alla Filanda, ma dalla Filanda i miei “Fili” si sono districati a metà, forse anche per la mia incapacità di raccontarmi, e per la scarsa presenza di pubblico, attento soprattutto alla musica.

È stata una piacevole condivisione di intenti tra artisti, e resto del parere che tutto serve e tutto concorre a fare passi avanti.

La partecipazione al molo Azimut è stata una serata che ha visto la musica e la moda ancora protagonisti. E’ un connubio inscindibile quello tra musica e moda, hanno in comune la creazione di pezzi unici in grado di emozionare, la prima attraverso i suoni, la seconda attraverso gli occhi con le immagini di tessuti, colori, forme, senza dimenticare che le sfilate senza un adeguato tappeto sonoro avrebbero solo il ticchettio dei tacchi e il fruscio delle stoffe, e non avrebbero lo stesso fascino che hanno. Quando accettai di partecipare, incautamente, non chiesi a cosa era intitolata la serata di festa sulla banchina di fronte alla città di Salerno, e non fui entusiasta di scoprirlo a pochi giorni dall’evento, poiché mi resi conto che la serata sarebbe stata dedicata ai non vedenti, ospiti per la partecipazione a una gara velica che li ha visti atleti tra le onde. Visto che la moda va percepita attraverso gli occhi, ci siamo adeguati agli ospiti, pochi e in ritardo, e abbiamo spiegato, dopo ogni passerella, le forme e i colori degli abiti presentati.

Mi è parso un pubblico presente e assente, distratto, pur se ha mostrato apprezzamento e regalato applausi convincenti.

A Curti il cerimoniale di inaugurazione della città dipinta non è stato molto istituzionale. Tutto si è focalizzato sul dono della scultura intitolata “Promessa”, posta all’entrata della villa comunale della cittadina e realizzata dagli artisti Gerardo Iorio,Stefania Maffei e Vinvenzo Vavuso, donata all’associazione Figli del cielo, che aveva in programma quella stessa sera, allo stadio comunale dove si è svolta la cerimonia, la semifinale del torneo di calcio dedicato ai ragazzi prematuramente scomparsi.

Eppure, una città che si veste di colori ha voglia di dire qualcosa di nuovo, ha voglia di comunicare. Uscire di casa e trovarsi di fronte alla narrazione di qualcosa può essere sorprendente, distogliere dal quotidiano, far riflettere. In quei tratti banali o ricercati, belli o brutti, c’è l’anima di un artista che ha solo voglia di regalare prospettive nuove, di aprire a un pensiero. Spero siano tante le persone che abbiano voglia di leggere tra i colori e i messaggi poetici che rivestono i muri a Curti.

Ma quella sera le riflessioni erano tutte intorno al pallone, il pubblico presente si è indirizzato intorno alla rete di recinzione del tappeto verde per vedere una partita di calcio, l’ennesima. 

Vorrei dire loro che il Maric ora fa un po’ parte della loro storia, che il linguaggio dell’arte contemporanea è spesso ostico, e manca alla società di oggi, frivola e distratta, ma anche presa da problemi irrisolti come la mancanza di lavoro, manca la convinzione della significativa importanza educativa delle materieartistiche. Che il Maric, rappresentato dal suo presidente, è sempre disponibile a dare spiegazioni su ogni tratto disegnato sui loro muri, come ha dato spiegazioni su “Promessa” e il suo significato di speranze, di presenza, di amore infranto ma pronto a rinascere.

E vorrei dire loro che sono felice di aver dedicato alla cittadina alcuni miei versi che parlano da un muro. Ho aggiustato trine, ho abbellito orli con perline, mi mancava di ricamare parole e renderle poesia. Se lasciano tracce, se arrivano al cuore, per me è un piacere.

Vorrei anche dire che i luoghi hanno bisogno di vita, non solo del respiro di chi li abita, ma di vita culturale, di vita artistica, di abbellimento, di risanamento.

Con noi, lo scenario quotidiano della vita, diventa arte.

Non distraetevi, la programmazione Maric continua.

Dopo il periodo di meritato riposo, ci aspettano interessanti eventi.

Teresa D’Amico 30 luglio 2018

Lettera al Maric di Stefania Maffei

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Cari Amici, come appartenente al Maric, mi urge dire quanto io sia soddisfatta ed orgogliosa per i traguardi, piccoli e grandi, raggiunti tutti con dedizione completa, volontariamente, per un bene da condividere con la comunità civile in cui operiamo. Dobbiamo essere riconoscenti in primis al nostro instancabile presidente Vincenzo, che come un condottiero sfida tensioni, paure e difficoltà. E siamo ormai convinti che i nostri sforzi avranno la dovuta ricompensa in gioia profonda, come è accaduto già anche mercoledì 25 luglio, quando abbiamo consegnato alla comunità di Curti il lavoro finito di un restyling permanente, a testimonianza del nostro contributo al miglioramento dell’ ambiente in cui viviamo.
Sicuramente il buon esempio lasciato, con belle opere di pittura, installazioni e decori con poesie , sarà stimolo di emulazione e porterà nuove belle idee di rinnovamento, come ha confermato il sindaco Raiano alla festa del 25 luglio, a cui ero presente dopo aver percorso più di seicento chilometri, per rivedere ciò a cui avevo partecipato e anche per poter riabbracciare voi, cari amici del Maric, che è diventato come una famiglia allargata per me.
Non dimenticherò mai l’accoglienza e il brivido d’emozione provati quando ho letto tremante i versi della mia poesia dedicata alla scultura Promessa dei maestri Vavuso e Iorio, inaugurata proprio il 25 luglio, opera nella quale sono state inserite anche le mie mani di terracotta.
Grazie al Maric, possiamo dare tutti con il nostro ingegno un segno di volontà di cambiamento che renda il nostro vivere più a dimensione umana e civile.

Stefania Maffei