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Le aste di beneficenza – Il Maric è arte solidale

Carissimi tutti, ogni tanto mi sorprendo a pensare che il Maric va oltre l’arte, perché è una storia. Una storia che sto vivendo con entusiasmo, come molti di voi, ma io di più perché sto imparando il vostro mondo, il vostro linguaggio a colori, la maniera profonda di percepire un’opera d’arte, la cura per allestire, il lavoro editoriale e di comunicazione che ci vuole per promuovere ogni iniziativa.
Si, molte di queste cose le vivo anche nella moda, il mio museo da allestire è la vetrina, e quando organizzo feste nel mio negozio mi devo preoccupare degli inviti, ma con voi vivo da vicino l’arte della pittura e della scultura e mi sorprendo a pensare se quello che ci viene inculcato dai critici è lo stesso che io percepisco davvero osservando le vostre opere.
Non tutto mi piace esteticamente, sia chiaro, ma frequentando il vostro mondo ora so che voglio leggere il messaggio che si esprime attraverso la forma, il colore o l’atmosfera che racchiude un lavoro artistico.
E poi le aste, un mondo per me quasi sconosciuto.
Certo non sempre l’atmosfera è vivace, non sempre si assiste al rincorrersi e al rilancio delle offerte, diciamo che potrebbe andare meglio, che alcune opere meriterebbero più entusiasmo e prima di tutto più pubblico, ma il mondo della solidarietà è così, forse spaventa, forse si crede di trovare poca competenza.
E se si cambia? Invece di convocare i probabili interessati all’acquisto, in una serata dedicata all’asta, si potrebbe installare nella sala della mostra una cassetta, e anche dei fogli e matite, dove i visitatori possono inserire un foglietto con il loro nome e la cifra disposta a donare per un quadro specifico.
E solo a fine mostra sarà aperta per assegnare le opere al migliore offerente.
Forse ci si sente più liberi di scegliere, e si ha più tempo per riflettere, magari ripassare per rivedere l’opera che attira il proprio interesse.
Insomma, il cammino intrapreso dal Maric richiede impegno costante, e il presidente sta vivendo questa parte della sua vita per portare a termine la nobile missione che ci vede coinvolti e partecipi.
A te presidente, e alla tua famiglia, va spesso il mio pensiero, conosco la fatica dell’impegno, so quanto arricchisce donare a chi ha bisogno, approvo la caparbietà di onorare la parola data, immagino il tempo sottratto al tuo lavoro e ai tuoi cari.
Un tempo che di sicuro ti sarà restituito, e che vivrai con fierezza maggiore.
I progetti coraggiosi hanno bisogno di essere compresi, hanno bisogno di fiducia e di supporto, cose che man mano, grazie soprattutto al tuo lavoro e al quello di Isabella, ci vengono riconosciute. Avanti così allora.
Non c’è successo senza impegno.

Buon Natale. Natale vuol dire nascita, venire al mondo. Che sia un nascere ancora, uno stare al mondo con immutata passione e partecipazione.

Teresa D’Amico